YOU ARE A LONER

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I see you from behind, 
immersed in your sacred books.
You are a loner, 
like a treasure chest
which rarely opens,
but your eyes tell 
of your generous disorder.
I feel them on me even now
that you are caught up 
in your rituals
and that I just see 
the fragmented black 
of gray in your hair.
You know how to grab the wind 
while I imagine you,
you sink deep roots 
in enchanted gardens,
seize the clouds 
and resonate hidden heartstrings 
to those who have never been able 
to perceive the soul’s movements.
You meet my thirst for knowledge.
This is why I respect 
your uninhabited places.
Your stories enter me 
like a fluid that knows 
every corner of my body 
and opens all doors of pleasure.
Your voice seduces me 
and takes away every dress 
and inhibition with wise slowness.
This is why I am ready to lose you 
and have you right down 
in the deepest soul depth.


Ti vedo di spalle, 
immerso nei tuoi libri sacri.
Tu sei un uomo solitario, 
come uno scrigno
che si apre raramente,
ma i tuoi occhi parlano 
del tuo generoso disordine.
Li sento su di me anche adesso
che sei catturato dai tuoi riti
e che vedo solo il nero frammentato 
di grigio dei tuoi capelli.
Tu sai cogliere il vento 
mentre ti immagino 
e pianti profonde radici 
in giardini incantati,
catturi le nuvole 
e fai risuonare nuove note
a chi non ha mai saputo accorgersi
dei moti dell’anima.
Tu hai le risposte 
alla mia sete di conoscenza.
Per questo rispetto 
i tuoi luoghi disabitati.
I tuoi racconti entrano in me 
come un fluido che conosce
ogni parte di me 
e sa aprire tutte le porte 
del piacere e la tua voce 
mi seduce e mi denuda 
con sapiente lentezza
di ogni abito e remora.
Per questo sono pronta 
a perderti e averti 
fino all’ultima piega dell’anima.

THE STORYTELLER

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In ogni angolo, 
in ogni virgola
e in ogni silenzio 
di me trovi una storia.
Come il muscolo possente 
dei movimenti di Michelangelo,
esce e guizza la mia verità.
Autentico ogni racconto,
ogni verso,
anche nella dicotomia,
anzi proprio per questo.
Sfioramenti e atti di forza 
insieme,
come in un'utopica armonia.
Voci dissonanti come 
in un accordo di nona minore
narrano storie corali 
in un intreccio ignaro.
E mi agisci, 
mondo racchiuso 
nell'aura somatica,
e ti supero, 
molteplicità del passato,
con il vento del futuro,
e mi ascolti, rapito.

THE RISK

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Quasi fuori tempo massimo per uno spiraglio di luce, mi dimeno nella fissità degli eventi, implorando la sincronicità. L'impazienza spinge dentro agli organi. Sento il rischio di rinascere e ricadere, sento l'entità antropomorfa che esige la pienezza e mi rimesta nell'abbandono delle corazze. Integro senza sosta e sono ingorda, ingorda con un perenne senso di vuoto. Mi manca tutto e voglio tutto, neanche un frammento di meno!

HIGH SENSITIVITY

consigli

Mille lingue insieme, sinestesie di musiche negli occhi e colori nelle orecchie. Tutto dentro di te. Le iperestesie del pensiero arborescente nell'alta sensibilità, diga e dilagare. L'inconscio ti da il solito appuntamento, ma non invade la tua mente portando le voci degli Dei come in un canto dissonante la realtà, perché tu sei membra e mille battiti di mille universi in armonia, lì al centro dove tutto scorre verde turbinio, un unico immenso cuore, sostiene e pulsa con i tamburi. La ferocia dell'amore narra la sua storia nella legge del tre: il seme della tesi, la terra dell'antitesi e tu, nuovo frutto. Qui nasce l'uno.

ME AND MY MASTERS

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In questo momento che non riesco quasi a catturare non mi riconosco in tutte le linee del mio passato e nel mio nome e sento nascere in me una vita nuova dove non esistono certezze, solo un cammino avventuroso, una ricerca tra giungle e mari. Il desiderio mi muove dalle viscere al cielo: basta seguire la brezza leggerissima. Quando la Madre e il Saggio si parlano, la mia anima si rigenera incontrando i suoi Maestri, trapassando la memoria, in un tempo senza tempo, nell'eternità di un filo.

THE HANGING MAN

image.jpg La manutenzione dell'amore presuppone radicamento e volo. Presuppone mani vogliose di toccare mondi nuovi e braccia vigorose che avanzano nel ritmo del nuoto, piedi che valicano deserti e anche quando trovano raggi pallidi e deboli nelle brume, avanzano. E io che amo così tanto, ho lasciato tanti mondi stretti per aprirmi all'universo, procurandomi ferite e sogni lucidi, liane, tante liane e ora ti vedo nella giungla di alberi intricati, appeso a testa in giù, la corda stretta intorno alla caviglia destra, la gamba sinistra piegata con quei capelli che sembrano radici. Tu sei l'elemento mancante della mia vita, ma ti ritrovo qui, dentro al mio labirinto. Non ti libererò, ma ti terrò come maestro.

SOLEDAD AND THE MIRROR

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Le avevano tirato un brutto scherzo quando era venuta al mondo: a partire dal nome.
La solitudine l’aveva perseguitata come tutto ciò che ci andava a braccetto: silenzio, vuoto, nulla, vacuità, assenza.
Cercava di immaginare il volto della madre.
Ma come poteva essere il viso di una stronza che aveva deciso di chiamarla così, quasi a volersi vendicare del fastidio di averla cagata?
Forse lineamenti arcigni e labbra sprezzanti, sottili, a mezza luna con le punte rivolte al rovescio.
I piedi di Soledad giocavano con i minuscoli pesci del mare oscuro, poggiando sulla sabbia nera della Playa de El Bollullu, mentre tra le mani, teneva uno specchio.
Era lì che era stata abbandonata, dentro una cesta, in compagnia di una copia del Doppio ritratto di Giorgione, un trattato sul periodo blu di Picasso, la biografia di Virginia Woolf con  il suo racconto “La signora nello specchio” ed un messaggio che esponeva tre parole in croce attorno al fatto che la bimba si chiamava Soledad.
La Playa del Bollullu, inerpicata in mezzo a rocce vulcaniche e distese di bananeti, non era facilmente accessibile.
Siete liberi di non credere al destino, ma credete almeno all’ineluttabilità del suo!
Per molti anni l’unica compagnia che aveva avuto, oltre a quella della signora muta che l’aveva trovata e adottata, era stata quella degli oggetti che giacevano nella cesta con lei. Era dotata della capacità di sentire il dolore del mondo, assorbiva tutte le emozioni che la circondavano: la sua natura estremamente empatica la faceva apparire costantemente malinconica e catturata da tutto ciò che per gli altri era indefinibile.
Quanto bastava per essere tenuta  a distanza: nessun compagno in carne e ossa, solo amici di carta, che aveva scelto con  la speranza di trovare la risposta al suo graduale scomparire, al farsi via via più sottile, quasi un’ombra, alla frantumazione del suo io nello scontro con l’altrui mondo interiore.
I suoi amici di carta, dicevo:  “Spegni il fuoco della rabbia” di  Thich Nhat Hanh, “Domare la tigre” di Akong Tulku Rinpoche e “I Ching – Il Libro dei Mutamenti”, quello con la significativa prefazione di Jung.
E poi la presenza dello specchio: lei e lo specchio erano un tutt’uno.
Lo teneva in borsa e lo estraeva da lì quando sentiva salire la rabbia: glielo aveva suggerito l’amico Thich Nhat Hanh, nel libro “Spegni il fuoco della rabbia”, appunto.
Si guardava per vedere come la rabbia deformava i suoi lineamenti, si guardava per capirsi e per vedere se esisteva ancora.
Non doveva forse essere libero da ogni inquinamento, lo specchio, allora perché non le restituiva la verità?
Quella mattina, prima di recarsi alla spiaggia delle origini, aveva lanciato le tre monete de I Ching ed il responso dell’oracolo era stato: Esagramma 61, La Verità Interiore che indica la comprensione dello specchio.
Poi si era guardata allo specchio e non si era vista più.
Ma mentre camminava sulla sabbia nera, si tastava e si sentiva.
Io la vedo ora, mentre si recide i polsi con i pezzi dello specchio infranto.
Solo io la vedo, che si immerge e si lascia andare giù nel mare, disperdendo il rosso del sangue sull’acqua.
Ho deciso di non salvarla, di non salvarmi perché ho bisogno di rinascere qui dalle mie origini, ma questa volta non sceglierò il blu, la solitudine, ma il grigio, emblema della noia. Quanto più forte può apparire al mondo una donna che lo accusa di non divertirla a sufficienza?

 
 
 
 
 
 

FIRE

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Fuoco che arde ma non trova spazio,
conosce solo la potenza dello scoppio
e viene sedato da un'ondata di inutilità,
di mancanza di energia che smorza 
più dell'acqua.
Ciò che avvampa non trova più 
un collocamento, se non dentro 
le viscere e strugge 
i pensieri che si consumano
in un grigiore di cenere 
e polvere sottile cancerogena,
che è avvolgente manto 
e coltre di asfissia.
E, dopo implosioni squassanti,
arriva la corrosione lenta, silente,
come uno stillicidio di piccole dosi
che non lasciano traccia, 
se non agli occhi
di chi è pronto a cogliere i segni
di un'anima minata 
dai desideri trasgrediti
dagli assassini e i persecutori
della libertà dell'estro.

TO YOU

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A te, che sei perso in mille pensieri, con la forza della mente mando una scatola virtuale e con la forza del cuore visualizzo noi: io e te, uno di fronte all'altro. Aprila, guardami, guardati! Siamo l'uno lo specchio dell'altro in questo vortice di riflessioni pregnanti. La forza di quello che ci unisce è la base di tutto, devi solo fare spazio per arrivare fino in fondo, come un soccorritore sul luogo del terremoto, che scava, scava e ancora scava, fregandosene del sudore che brucia e della carne dolorante, perché lì sotto ci siamo noi!