Let me live!

Negli inferi della mia dimora
infestata di elucubrazioni
non c’è più spazio per il calore.

Gli spettri giocano sui mobili,
mi tirano i capelli
e si specchiano davanti
ai mille specchi
appesi sbiechi e sbilenchi.

Il sabato si infilano i miei stiletti fetish,
la domenica cadono esangui
su un letto sfatto.

Dal lunedì al venerdì,
buttandosi alle spalle
bagordi osceni e vuoti,
indossano maschere gotiche,
inforcano occhiali stilosi,
si chiudono in mises ipocrite.

Si lasciano vivere in
catatonica nullità,
tra rumori di unghie spezzate
sulla tastiera del Mac,
conversazioni in chat
e posts ludicomaniacali…

…Si, loro, gli spettri,
che si sono seduti
sopra le mie ginocchia,
a nutrirsi dei miei capezzoli
e a fagocitarmi.

Ma io voglio denudarmi
e camminare nel sottobosco,
farmi verme nella terra,
sparire da questa caducità
e ritornare alle radici
di alberi nodosi e fragranti,
spogliarmi degli orpelli
di una quotidianità fatiscente
per nutrirmi di humus
fragrante e rugiadoso,
briciola nelle innumerevoli briciole della terra.

A wrong life

Clessidra di sabbia che scendi lentamente,
come l’attesa che passi
un dolore sordo e insistente:
mi siedo alla stazione per rendermi conto
che ho sbagliato i tempi.

Non c’è sincronia in questo sbaglio di vita, ma schiaffi per scalfire ostinatezza,
dolore per fendere le corazze
e silenzi per freddare improperi.

Bastard pleasure

Un piacere bastardo mi fa la corte.

Mi alletta la carne, ma il cervello NO,
non lo vuole!

Diventa uno stolker.

Dio mio!

Non potrei accettare
di finire ostaggio
della sindrome di Stoccolma…

Tanto meno di questa viscosità
che invade la mia pelle.

Ho paura:
mi intrappola con lo scotch
nei momenti di ribellione,
per poi strapparlo brutalmente
quando mi arrendo
alla dipendenza.

Mi ha scuoiata e seppellita
sotto una coltre nebbia.

Mi rivoglio
e non so come ripigliarmi.

Karmic love

Ti sei insinuato in ogni mio dove, annullando il mio passato e il mio futuro.

Come in una bolla ovattata e lontana dal mondo mi sento, ma è un momento.

Poi tutto torna di nuovo assordante.

Non sono più mia: questa danza impazzita mi domina.

So bene chi sei e chi sei stato.

Io che sento il bisogno di proteggerti,     non ho più scudi da questa tempesta.

Tutto è esploso in tutte le vite.

Nastri di raso rosso, lenzuola nere di seta, catene e nuvole di petali, ombre dense, profumi di sandalo, mani sudate che si intrecciano in lotte rigeneranti,  ninne nanne sussurrate nei dondolii delle culle.

Io che non ho saputo darti il mio amore, ora ti reincontro dagli abissi per togliere il calcare dal mio cuore.

You don’t want me to be wise

Savia non mi vuoi:
per questo la notte il mio dualismo
mi solletica i piedi
e lo lascio fare.

Mi sdoppio e non sono
uno scherzo dei tuoi occhi!

Borderline e felice di esserlo,
bipolare, fibromialgica e spasmofilica:
un tripudio di magagne che fanno il mio fascino.

Mastico un fetido sigaro
e sorseggio whisky torbato
mentre parlo con il mio cervello svitato.

Perché i dialoghi si sono riaperti:
parole, neologismi e metafore scorrono a fiumi.

Sono torrenti in piena,
dove affogano antichi timori e
schizzano i falsi salvagenti del passato.

Mastico un fetido sigaro
e sorseggio whisky torbato
mentre parlo con il mio cervello svitato.

The Arabian nights

Mille e una notte:

Ti ho tradito + volte.

Mi chiedi ogni luna una storia diversa

Per nn infilzarmi della tua spada

Ma io voglio che tu lo faccia

O almeno che lotti con la mia identità di samurai.

Ti tradirò ancora, che tu lo voglia o no

Xchè devo essere fedele a me stessa

Ai miei desideri e mi capita di volere

Tiranni come te e mi capita di volere giovani intatti.

Mille e una notte:

Ti ho tradito  + volte.

 

Me and the enigma


Strade sterrate e sentieri tortuosi per arrivare.

Piedi stanchi da trascinare,

calli profondi da estirpare.

Come edere usurpatrici dell’attimo,

pensieri nel bugigattolo.

Giorni grigi e biascicati

mi consumano il futuro

con clessidre dal volto rugoso e duro.

Orologi stirati di Dalì,

nere nubi come fumetti dei miei pensieri

e non solo il venerdì.

De Chirico nei miei incubi su della vita il non senso.

Non trovano fusione nella fissità dell’immenso

gli orologi con lancette in bilico tra passato e futuro.

E le vedete le parole scritte in cielo voi

o accettate l’enigma denso e scuro?

Stiracchiate gli occhi e

strabuzzate le orecchie

per captare l’incaptabile?

Io l’ho fatto per tutta la vita mia,

per questo, forse, ora vorrei l’eutanasia.